IL GIURISTA DEL FUTURO
Cosa deve fare e cosa non deve fare l'avvocato al servizio di un'impresa
di Marco Maglio
Il
Futuro è qualcosa che ciascuno raggiunge alla velocità di sessanta minuti all’ora,
qualunque cosa faccia, chiunque sia. Se siete d’accordo con questa affermazione vi do un consiglio se non volete perdere tempo: non leggete oltre.
Non
credo che il Futuro sia, banalmente, una faccenda cronologica e che sia
sufficiente attendere il passare del tempo per conoscere quello che accadrà. Il
Futuro dipende dalla prospettiva nella quale decidiamo di collocarci per
comprendere la realtà; dipende dall’atteggiamento con il quale affrontiamo le
cose che accadono; dipende, in ultima analisi, dalla qualità delle energie che
infondiamo in ciò che facciamo.
Questo
è particolarmente vero per il Diritto: le leggi, lo sanno tutti, non si
applicano, si interpretano. E che cos’è l’interpretazione se non una previsione
attraverso la quale adattiamo una regola generale definita nel passato, ad una
situazione concreta destinata a produrre effetti nel futuro? E allora ha senso
chiedersi come saranno le norme che regolano i rapporti tra consumatori e
imprese, tra cittadini e istituzioni. Per il giurista che si accontenti di
attendere il Futuro la risposta è semplice: basta sfogliare le pagine dei codici
e formulare un responso sulla base del diritto vigente.
Invece
secondo me occorre scegliere quali, tra le possibili interpretazioni,
consentano di garantire un adeguato sviluppo economico in una società ordinata
e rispettosa del prossimo. Il diritto dei consumatori ha conosciuto in questi
ultimi dieci anni uno sviluppo vorticoso in cui si è passati da una totale
assenza di regole ad un caos di leggi, direttive, regolamenti che hanno
riguardato i rapporti tra imprese e consumatori, tra istituzioni e cittadini.
Queste regole sono state considerate dalle imprese alla stregua di “lacci e lacciuoli”, che hanno frenato la
libera iniziativa economica. Nello stesso tempo i consumatori si sono
organizzati, pretendendo, con rivendicazioni in perfetto stile sindacale, la
nascita di nuovi diritti i cui costi sono tutti a carico delle imprese. In
questa contrapposizione spesso strumentale, i rapporti tra aziende e potenziali
clienti sono stati a dir poco tesi. A me sembra che alla fine ne abbiano tratto
vantaggio principalmente certe trasmissioni televisive, specializzate ormai
nell’esercizio della gogna mediatica a danno di imprese e istituzioni. Questa
situazione è dovuta ad una lettura superficiale delle questioni in gioco: le
regole a protezione dei consumatori non sono armi di aggressione ma servono per
favorire l’equo svolgimento delle relazioni economiche e sociali nel mercato di
massa. Il Diritto è essenzialmente uno strumento che permette la gestione
equilibrata dei rapporti tra gli uomini. Credo che le leggi debbano incentivare
un rapporto equilibrato tra imprese e clienti. Per favorire la ricerca di
questo equilibrio, alle imprese mi piace ricordare che le leggi, se correttamente
applicate, possono essere un’occasione di miglioramento organizzativo e di
crescita verso modelli efficienti. Ai consumatori faccio invece presente che ogni
nuovo diritto acquisito è un costo (sia in termini economici che sociali) e che
non sempre disporre di un maggior numero di diritti significa essere più liberi.
Per
ridurre il conflitto ed esaltare la collaborazione, avranno un ruolo essenziale,
oltre alle imprese, alle istituzioni ed ai consumatori stessi, anche gli
avvocati. Diffidate dei Prìncipi del foro che si muovono sinuosi tra i cavilli
e, vivendo tra le pagine dei codici, non guardano al contesto sociale ed
economico in cui le loro interpretazioni saranno applicate. Il Futuro ha
bisogno di giuristi consapevoli.